IL CASTELLO DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO
Il primo a parlare del "Castello" fu il geografo arabo Idris, vissuto alla corte di Re Ruggero, nella sua opera "Sollazzo" per chi si diletta di girare il mondo, scritta nella prima metà del secolo XII.
Fin dai tempi antichissimi dove ora sorge il castello (di cui si sconosce la data di costruzione, il costruttore e il committente) vi dovevano essere delle fortificazioni fatti per avvistare i pirati del mare, che a partire dal secolo XI imperversarono nel Mediterraneo.
Il castello fu costruito sulle antiche rovine dei Saraceni, Allargato e modificato dai Normanni. Gli Svevi lo cinsero di mura, vi innalzarono le torri e lo resero inespugnabile.
Gli Angioini ne fecero la loro base d'operazione che per le sue caratteristiche costruttive e per la particolare posizione era la più importante fortezza della punta occidentale della Sicilia.
Federico II d'Aragona il 18 gennaio 1316 ne ordinò la distruzione, che venne effettuata con tre macchine da guerra dette "trabuki" provenienti da trapani.
Tra i difensori si ebbero 20 morti, tutti napoletani, mentre gli altri vennero fatti prigionieri.
Non è certo, però, che il castello fu completamente distrutto, è certo però che l'assedio e l'attacco vennero effettuati con particolare accanimento e quindi le strutture vennero in parte distrutte e in parte gravemente danneggiate.
Tuttavia qualcosa dell'antico castello arabo rimase, come stanno a testimoniare la scala e la torre che la contiene, dallo stile inconfondibile. In seguito fu rifatto interamente dal lato settentrionale e occidentale; le fortificazioni furono rinnovate. Intorno al 1500 aveva due torri merlate: una detta "San Giorgio" e l'altra "della Campana".
Un'altra torre detta "Baluardo" fu eretta nel 1537; la torre che attualmente esiste fu edificata nel 1586, quando, per difendere la costa dei corsari, furono innalzate molte torri sul litorale.
Questo fatto viene avvalorato da un atto presso "notar Raffo da Alcamo" del 21 dicembre 1586, riportato da P. M. Rocca, in cui è detto che alcuni assumevano l'obbligo di intagliare pietra per la fabbrica della torre d'artiglieria; in un altro atto poi si legge che i mastri Antonio Barone e Blando Carra rilasciano quietanza per denaro ricevuto per la fabbrica della torre.
Il castello era diviso dal sobborgo per mezzo di un ponte levatoio, ed abbassata la saracinesca, siccome era circondata da ogni parte dal mare, si rendeva inespugnabile.
Al centro c'erano fontane d'acqua corrente, pozzi, serbatoi di grano; in fondo le ampie rimesse per la cavalleria, ai lati del ponte due piccole torri per i soldati.
Ora il castello è congiunto all'antico Emporio o sobborgo per mezzo di un ponte in muratura, ed è circondato da tre lati dal mare.
Sulle antiche mura vi sono costruite delle casette di pescatori, ed in fondo vi è ancora l'antica abitazione dei baroni, dalle sale vastissime e silenziose, costruite o restaurate dai diversi signori che vi abitarono.
Sul lato orientale parte dei massi che formavano le fortificazioni furono adibiti nella costruzione della banchina. All'inizio del 1900 parte delle mura dal lato sud-ovest furono abbattute per costruirvi delle cantine.
Di notevole vi è una torre che par si sollevi dal mare di smeraldo, risparmiata dalle ingiurie del tempo e dall'ira dei nemici, dentro cui si svolge un'artistica scala a chiocciola di mirabile fattura, il cui stile sembra risalga al periodo arabo-normanno. Alle pareti si osservano finestre feritoie dello stesso stile.
A settentrione del castello vi era scavata nel vivo masso una vasca detta "della Regina", che per buchi laterali si metteva in comunicazione con il mare.
Si dice avere questo nome da una certa regina che per qualche tempo abitò nel castello; ma non sappiamo quanto ci sia di vero in questa tradizione.
Oggi la vasca purtroppo non esiste più in quanto è stata coperta dal cemento.